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In questo periodo sto ascoltando tantissimo alcuni album, più o meno nuovi, che mi sono capitati sotto mano. Cerco di riassumerli in poche righe:
Porcupine Tree – Deadwing (2005): ho iniziato ad ascoltarlo poco prima del concerto che ho visto a novembre, e sto continuando. Rock piuttosto energico, con echi dei Pink Floyd più recenti in alcune canzoni. Ben curato e pulito anche dal punto di vista sonoro.
Death Cab For Cutie – Transatlanticism (2003) e Plans (2005): quanto mi piacciono questi due dischi, sono tra le cose migliori che ho scoperto quest’anno! Non siamo distanti dai Coldplay, come genere, ma con qualche idea in più e un bravo cantante con una voce davvero gradevole. Dovrò assolutamente procurarmi i dischi precedenti.
The Postal Service – Give up (2003): progetto collaterale del cantante dei Death Cab. La voce naturalmente è la stessa, le canzoni prendono invece un ritmo più veloce ed una piega più elettronica, che le avvicina molto a quelle di altri gruppi che gradisco, come Notwist o Lali Puna.
Whomadewho – Whomadewho (2005): disco molto allegro, perfetto da ascoltare in macchina diretti in discoteca. Prendi un po’ di Talking Heads/David Byrne, un bassone anni 70, delle ritmiche da dance floor e alza a palla il volume: in alcuni brani ti sembrerà di essere in macchina con Starsky e Hutch!
The Arcade Fire – Funeral (2004): un disco particolarissimo, che mette insieme tante cose e riferimenti dei più vari: se cercate informazioni su internet troverete gente che lo paragona ad almeno una decina di gruppi differenti, dagli U2 ai Talking Heads, dagli Echo and the Bunnymen ai Franz Ferdinand. C’è dentro un po’ di tutto, in effetti, e il risultato è un disco che, nonostante un sottofondo malinconico sempre presente (non a caso si chiama funeral), riesce ad essere piacevole e divertente grazie anche a delle coinvolgenti accelerazioni nel finale di molte canzoni. Difficile descriverlo, bisogna ascoltarlo.
Ce ne sono molti altri che girano nel mio lettore in questo periodo, con frequenza un po’ più bassa, ma non escludo che presto prendano il posto di questi e si meritino un nuovo post…
Ho sempre considerato i Prodigy un po' oltre il mio limite di sopportazione, quanto a durezza ed energia della loro musica. Però l'idea di vedere se dal vivo rendevano come su disco mi tentava, e inoltre le occasioni di sentire "qualcosa di elettronico" qui a Nordest sono talmente poche che bisogna prenderle al volo quando arrivano! Il concerto si è tenuto in un padiglione della fiera di Padova, una location che si è rivelata più efficace del previsto: spazio a volontà per il pubblico, assenza di rimbombo, e da dove ci siamo appostati anche una buona qualità audio, meglio di un qualsiasi palasport (Ho raccolto anche un parere diverso al riguardo, però, forse era questione di posizione).
Lo spettacolo è stato anche meglio di
come mi aspettavo: grande energia, grande impatto sonoro e visivo, come si può immaginare, ma anche un concerto più suonato del previsto, con la presenza di batteria e chitarra sul palco, oltre a computer e tastiere. A un certo punto si è avuto modo di ascoltare anche del drum 'n' bass suonato dal vivo!
Maxim e Keith (molto più cicciotto e normalizzato rispetto all'indemoniato Firestarter del video omonimo...) si sono alternati al microfono, incitando il pubblico (numeroso, almeno 1500 persone, molto giovane e finto alternativo, molto su di giri causa birra a fiumi e fumo in quantità...) e saltando di continuo da una parte all'altra del palco. Il pubblico ha risposto bene, saltando e ballando per tutta la durata del concerto, con momenti di apoteosi per i brani più noti, da Breathe a Firestarter, a Smack my bitch up fino ad una ballatissima Voodoo People che ha coinvolto veramente tutta la platea. Dopo alcuni bis il concerto si è chiuso con Out of space, con il pubblico a cantare l'unica strofa effettivamente cantabile di tutta la loro produzione... "I've gone sending to outer space, to find another race..."
Bravi, divertente!
Quest’anno ho dedicato 3 giorni ai Giochi Sforzeschi, per recuperare la striminzita trasferta di 2 giorni dell’anno scorso. Ho deciso di partecipare al Torneo NonsoloGo, una combinata di 5 tornei di giochi astratti classici, anche se conoscendo solo 3 dei 5 giochi in programma non avevo certo velleità di vittoria o di piazzamento. Francesco Reale organizza questo torneo da alcuni anni, diviso tra Pisa e Milano, quest'anno finalmente riesco a partecipare, vista la concomitanza con la manifestazione. Inoltre ho partecipato al torneo di Backgammon, mentre il resto del tempo ho preferito lasciarlo al gioco libero.
Venerdì, prima giornata. C’è poca gente nei corridoi di Palazzo Stelline, forse il fatto che la manifestazione quest’anno sia spalma
ta su 5 giorni ha diluito un po’ il numero delle presenze giornaliere. Dopo il consueto giro di campo per i saluti, mi dedico subito al primo torneo del NonsoloGo, quello di Shogi. Gli Shogi (pronuncia scioghi) sono gli scacchi giapponesi, e presentano alcune interessanti differenze con gli scacchi occidentali: la principale è il fatto che i pezzi (che sono tutti dello stesso colore e si distinguono per l’orientamento) possono essere rimessi in gioco a proprio favore dai giocatori che li hanno catturati. Questo consente di realizzare delle combinazioni di sacrifici, catture e attacchi davvero sorprendenti. Non avendo mai giocato prima, perdo tutte le 3 partite che gioco, ma non è un problema, l’importante è imparare.
Nel pomeriggio si tiene il secondo torneo del Non Solo Go, quello di Oware, il gioco africano della semina, uno dei miei giochi preferiti. Sono piuttosto bravo a questo gioco, ma sono anche fuori allenamento. Vinco 3 partite su 4, ma purtroppo non è sufficiente per aggiudicarmi il torneo, mi piazzo al secondo posto.
La serata di venerdì si chiude abbastanza presto, in giro non c’è molto e perciò io e il mio compagno di stanza Gianni (che ha nel frattempo vinto il torneo di Gomoku) decidiamo di tornare in albergo. La giornata alle Stelline è stata un po’ fiacca, da ricordare però un bellissimo banco allestito dagli appassionati di Lego: è praticamente un circuito chiuso dove un treno carica, trasporta e scarica piccoli palloni di plastica. Una volta scaricati, i palloni vengono trasportati al punto di carico attraverso una serie di nastri trasportatori, scale, piani inclinati ecc. Il tutto naturalmente realizzato con il Lego. Ipnotico, si possono passare minuti interi ad osservarlo.

Sabato, seconda giornata: il sabato c’è un po’ più di gente in giro, ma ancora non siamo ai livelli degli anni precedenti.
La mattina mi dedico al torneo di Xiang-qi (sian-cì), gli scacchi cinesi, quarta prova del NonsoloGo. Anche questo è un gioco nuovo per me, ed è discretamente interessante. Meno complesso degli Shogi, ma con qualche aspetto interessante, come ad esempio il pezzo del Cannone, che può colpire solo da dietro un altro pezzo proprio o avversario. Vinco una partita e ne perdo due. Inizia anche il torneo ufficiale di Go, ma è tanto che non gioco e non mi sento preparato per affrontare il torneo in modo serio, perciò decido di rinunciarvi.
Il pomeriggio si trascina un po’ stancamente in attesa del torneo di Backgammon serale. L’ultima prova del NonsoloGo è l’Othello, ma per la concomitanza con il backgammon dovrò saltarlo. Decido di partecipare al torneo Junior di Back, anche se si gioca su partite brevi ai 5 punti. Ci sono solo 13 partecipanti in questa categoria, dovrei avere buone possibilità di arrivare in fondo, soprattutto considerando che al primo turno prendo un bye e passo al turno successivo. Invece, come spesso accade in questo gioco bellissimo e crudele, esco subito contro una giocatrice esordiente e nervosissima, che sbaglia molto ma riesce a portare a casa la partita con dei tiri buoni nella partita decisiva.
Purtroppo a back va così, si può perdere anche contro un avversario meno bravo (non sono un campione, ma questa giocava davvero molto sotto al mio livello!). Per completare la serata esco subito anche dal consolation, che si giocava ai 3 punti, quindi praticamente come giocare alla roulette... Il prossimo anno farò sicuramente il torneo maggiore, i premi sono più invitanti, le partite si giocano ai 7 e 9 punti, e se proprio devo perdere almeno perderò con qualcuno più bravo di me! :-)
Nei corridoi intanto passa una pittoresca e rumorosa processione di role players, impegnati in qualche gioco di ruolo dal vivo. In un'altra stanza invece è in corso un affollatissimo murder party, cioè praticamente un giallo dal vivo, interpretato dai giocatori. Nonostante non ci sia un'ambientazione adatta danno l'idea di divertirsi parecchio.
Finiti i tornei, la domenica decido di dedicarla al gioco libero, per provare qualche boardgame nuovo e per ripassare quelli che conosco già. Dopo una partita mattutina a St. Petersburg, riesco in giornata a provare Elasund di Teuber (ennesima variazione sul tema Catan, non male. Non c’è commercio, ma ci si randella parecchio), al tavolo col mitico Bepi Baù, Palazzo di Knizia (elegante gioco di aste in pieno stile Kniziano, gradevole), più una serie di astratti con Gianni, tra cui il simpatico Plop (si gioca su una scacchiera con due cavalli che lasciano dei …rifiuti sulle caselle dove passano!).

Anche oggi il pubblico è numeroso ma non eccezionale. In generale tutti quelli che ho sentito hanno avuto l’impressione di un’edizione un po’ sotto tono. Forse la durata prolungata o un po’ di ripetitività negli anni hanno un po’ logorato la manifestazione. Ci sono sempre i fanatici delle varie discipline, dai patiti di Star Trek con la divisa dell’Enterprise agli appassionati di combattimenti medievali con i loro spadoni, però mai come quest’anno mi è sembrato che molti ci fossero giusto perché ci dovevano essere, per abitudine. Anche le federazioni più organizzate (scacchi, go, mah.jong, backgammon) hanno quest’anno rinunciato ad allestire tavoli dimostrativi, visto lo scarso successo degli anni precedenti.
Io mi sono divertito, come al solito, però penso che la manifestazione avrebbe bisogno di una rinfrescata e di qualche cambiamento, per non rischiare che la gente smetta di venire perché tanto trova sempre le stesse cose. Vedremo il prossimo anno…
Il ricco mese di novembre del New Age si chiude con un altro bel concerto, quello dei Blonde Redhead. Davanti ad un pubblico non particolarmente numeroso, i BR hanno suonato per circa un’ora e mezza, dando spazio sia all’ultimo lavoro “Misery is a butterfly”, che ai precedenti dischi della band.
La cosa migliore del concerto è stata secondo me la buona intesa tra i due chitarristi e cantanti della band, la giapponese Kazu Makino e l’italiano Amedeo Pace, che si sono sostenuti a vicenda per coprire anche gli strumenti mancanti: la tastiera e soprattutto il basso, sostituito da basi registrate in alcuni brani o da una delle due chitarre in altri. Credo che per loro sia stato un concerto molto impegnativo, perché più di una volta ho colto delle espressioni sofferenti sul volto di lei e le pause tra un brano e l’altro sono state a volte un po’ lunghe.
E’ stato un concerto molto suonato e con praticamente nessun dialogo col pubblico: considerando che 2 componenti del gruppo su 3 sono italiani, forse almeno un saluto ci sarebbe stato bene. Comunque piuttosto che parlino molto e suonino poco, meglio così!