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sabato, 10 giugno 2006
Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio

Ho terminato da poco di leggere “Il Partigiano Johnny”, libro in cui Beppe Fenoglio racconta l’esperienza (parzialmente autobiografica) di un ragazzo di buoni studi ed elevata estrazione sociale, che decide di schierarsi contro la dittatura fascista, raggiungendo le formazioni partigiane sulle colline attorno ad Alba.

 

Non è un libro facile da leggere, per il modo in cui è scritto. Fenoglio fa largo uso di espressioni in Inglese, inframezzate alle frasi in Italiano: sulle prime, mi sembrava un libro scritto da un responsabile marketing , però mi sono presto reso conto che non si tratta di un vezzo stilistico fine a sé stesso, ma di un modo per far entrare il lettore nella mente del protagonista e dello scrittore, studioso e appassionato di letteratura Inglese.

 

Superate le prime perplessità, infatti, mi sono abituato al ritmo spezzato della narrazione, e ho iniziato ad apprezzare il modo in cui la lingua viene plasmata, modificata e reinventata, “inglesizzando” parole italiane e “italianizzando” espressioni inglesi.

 

Dopo un inizio un po’ lento, la storia cresce di intensità e coinvolge, soprattutto nella seconda parte del libro, dove si narra il rastrellamento delle colline piemontesi da parte dei fascisti: la sensazione di accerchiamento e di assenza di scampo si fa sempre più tangibile, pagina dopo pagina. Ma non è tanto un libro che parla di guerra, ma più che altro di vita quotidiana, di pensieri, del cambiamento di vita e di valori a cui si è dovuto esporre chi ha vissuto quel periodo e quelle esperienze. E, cosa notevole, lo fa senza retorica.

 

Un libro che mi è piaciuto, insomma, anche se non mi sentirei di consigliarlo a tutti, ma solo a chi è interessato dall’argomento ed è disposto ad affrontare qualche sforzo nella lettura.

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